E l'un rispuose a me: Le cappe rance son di piombo si` grosse, che li pesi fan cosi` cigolar le lor bilance.

Frati godenti fummo, e bolognesi; io Catalano e questi Loderingo nomati, e da tua terra insieme presi,

come suole esser tolto un uom solingo, per conservar sua pace; e fummo tali, ch'ancor si pare intorno dal Gardingo .

Io cominciai: O frati, i vostri mali... ; ma piu` non dissi, ch'a l'occhio mi corse un, crucifisso in terra con tre pali.

Quando mi vide, tutto si distorse, soffiando ne la barba con sospiri; e 'l frate Catalan, ch'a cio` s'accorse,

mi disse: Quel confitto che tu miri, consiglio` i Farisei che convenia porre un uom per lo popolo a' martiri.

Attraversato e`, nudo, ne la via, come tu vedi, ed e` mestier ch'el senta qualunque passa, come pesa, pria.

E a tal modo il socero si stenta in questa fossa, e li altri dal concilio che fu per li Giudei mala sementa .

Allor vid'io maravigliar Virgilio sovra colui ch'era disteso in croce tanto vilmente ne l'etterno essilio.

Poscia drizzo` al frate cotal voce: Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci s'a la man destra giace alcuna foce

onde noi amendue possiamo uscirci, sanza costrigner de li angeli neri che vegnan d'esto fondo a dipartirci .

Rispuose adunque: Piu` che tu non speri s'appressa un sasso che de la gran cerchia si move e varca tutt'i vallon feri,

salvo che 'n questo e` rotto e nol coperchia: montar potrete su per la ruina, che giace in costa e nel fondo soperchia .

Lo duca stette un poco a testa china; poi disse: Mal contava la bisogna colui che i peccator di qua uncina .

E 'l frate: Io udi' gia` dire a Bologna del diavol vizi assai, tra ' quali udi' ch'elli e` bugiardo, e padre di menzogna .

Appresso il duca a gran passi sen gi`, turbato un poco d'ira nel sembiante; ond'io da li 'ncarcati mi parti'

dietro a le poste de le care piante.

Inferno: Canto XXIV

In quella parte del giovanetto anno che 'l sole i crin sotto l'Aquario tempra e gia` le notti al mezzo di` sen vanno,

quando la brina in su la terra assempra l'imagine di sua sorella bianca, ma poco dura a la sua penna tempra,

lo villanello a cui la roba manca, si leva, e guarda, e vede la campagna biancheggiar tutta; ond'ei si batte l'anca,

ritorna in casa, e qua e la` si lagna, come 'l tapin che non sa che si faccia; poi riede, e la speranza ringavagna,

veggendo 'l mondo aver cangiata faccia in poco d'ora, e prende suo vincastro, e fuor le pecorelle a pascer caccia.

Cosi` mi fece sbigottir lo mastro quand'io li vidi si` turbar la fronte, e cosi` tosto al mal giunse lo 'mpiastro;

che', come noi venimmo al guasto ponte, lo duca a me si volse con quel piglio dolce ch'io vidi prima a pie` del monte.

Le braccia aperse, dopo alcun consiglio eletto seco riguardando prima ben la ruina, e diedemi di piglio.

E come quei ch'adopera ed estima, che sempre par che 'nnanzi si proveggia, cosi`, levando me su` ver la cima

d'un ronchione, avvisava un'altra scheggia dicendo: Sovra quella poi t'aggrappa; ma tenta pria s'e` tal ch'ella ti reggia .

Non era via da vestito di cappa, che' noi a pena, ei lieve e io sospinto, potavam su` montar di chiappa in chiappa.

E se non fosse che da quel precinto piu` che da l'altro era la costa corta, non so di lui, ma io sarei ben vinto.

Ma perche' Malebolge inver' la porta del bassissimo pozzo tutta pende, lo sito di ciascuna valle porta

che l'una costa surge e l'altra scende; noi pur venimmo al fine in su la punta onde l'ultima pietra si scoscende.

La lena m'era del polmon si` munta quand'io fui su`, ch'i' non potea piu` oltre, anzi m'assisi ne la prima giunta.

Omai convien che tu cosi` ti spoltre , disse 'l maestro; che', seggendo in piuma, in fama non si vien, ne' sotto coltre;

sanza la qual chi sua vita consuma, cotal vestigio in terra di se' lascia, qual fummo in aere e in acqua la schiuma.

La Divina Commedia: Inferno Page 32

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