E io a lui: Dimostrami e dichiara, se vuo' ch'i' porti su` di te novella, chi e` colui da la veduta amara .

Allor puose la mano a la mascella d'un suo compagno e la bocca li aperse, gridando: Questi e` desso, e non favella.

Questi, scacciato, il dubitar sommerse in Cesare, affermando che 'l fornito sempre con danno l'attender sofferse .

Oh quanto mi pareva sbigottito con la lingua tagliata ne la strozza Curio, ch'a dir fu cosi` ardito!

E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, levando i moncherin per l'aura fosca, si` che 'l sangue facea la faccia sozza,

grido`: Ricordera'ti anche del Mosca, che disse, lasso!, "Capo ha cosa fatta", che fu mal seme per la gente tosca .

E io li aggiunsi: E morte di tua schiatta ; per ch'elli, accumulando duol con duolo, sen gio come persona trista e matta.

Ma io rimasi a riguardar lo stuolo, e vidi cosa, ch'io avrei paura, sanza piu` prova, di contarla solo;

se non che coscienza m'assicura, la buona compagnia che l'uom francheggia sotto l'asbergo del sentirsi pura.

Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia, un busto sanza capo andar si` come andavan li altri de la trista greggia;

e 'l capo tronco tenea per le chiome, pesol con mano a guisa di lanterna; e quel mirava noi e dicea: Oh me! .

Di se' facea a se' stesso lucerna, ed eran due in uno e uno in due: com'esser puo`, quei sa che si` governa.

Quando diritto al pie` del ponte fue, levo` 'l braccio alto con tutta la testa, per appressarne le parole sue,

che fuoro: Or vedi la pena molesta tu che, spirando, vai veggendo i morti: vedi s'alcuna e` grande come questa.

E perche' tu di me novella porti, sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli che diedi al re giovane i ma' conforti.

Io feci il padre e 'l figlio in se' ribelli: Achitofel non fe' piu` d'Absalone e di David coi malvagi punzelli.

Perch'io parti' cosi` giunte persone, partito porto il mio cerebro, lasso!, dal suo principio ch'e` in questo troncone.

Cosi` s'osserva in me lo contrapasso .

Inferno: Canto XXIX

La molta gente e le diverse piaghe avean le luci mie si` inebriate, che de lo stare a piangere eran vaghe.

Ma Virgilio mi disse: Che pur guate? perche' la vista tua pur si soffolge la` giu` tra l'ombre triste smozzicate?

Tu non hai fatto si` a l'altre bolge; pensa, se tu annoverar le credi, che miglia ventidue la valle volge.

E gia` la luna e` sotto i nostri piedi: lo tempo e` poco omai che n'e` concesso, e altro e` da veder che tu non vedi .

Se tu avessi , rispuos'io appresso, atteso a la cagion perch'io guardava, forse m'avresti ancor lo star dimesso .

Parte sen giva, e io retro li andava, lo duca, gia` faccendo la risposta, e soggiugnendo: Dentro a quella cava

dov'io tenea or li occhi si` a posta, credo ch'un spirto del mio sangue pianga la colpa che la` giu` cotanto costa .

Allor disse 'l maestro: Non si franga lo tuo pensier da qui innanzi sovr'ello. Attendi ad altro, ed ei la` si rimanga;

ch'io vidi lui a pie` del ponticello mostrarti, e minacciar forte, col dito, e udi' 'l nominar Geri del Bello.

Tu eri allor si` del tutto impedito sovra colui che gia` tenne Altaforte, che non guardasti in la`, si` fu partito .

O duca mio, la violenta morte che non li e` vendicata ancor , diss'io, per alcun che de l'onta sia consorte,

fece lui disdegnoso; ond'el sen gio sanza parlarmi, si` com'io estimo: e in cio` m'ha el fatto a se' piu` pio .

Cosi` parlammo infino al loco primo che de lo scoglio l'altra valle mostra, se piu` lume vi fosse, tutto ad imo.

Quando noi fummo sor l'ultima chiostra di Malebolge, si` che i suoi conversi potean parere a la veduta nostra,

lamenti saettaron me diversi, che di pieta` ferrati avean li strali; ond'io li orecchi con le man copersi.

Qual dolor fora, se de li spedali, di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre e di Maremma e di Sardigna i mali

fossero in una fossa tutti 'nsembre, tal era quivi, e tal puzzo n'usciva qual suol venir de le marcite membre.

La Divina Commedia: Inferno Page 39

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