E te sia rea la sete onde ti crepa , disse 'l Greco, la lingua, e l'acqua marcia che 'l ventre innanzi a li occhi si` t'assiepa! .

Allora il monetier: Cosi` si squarcia la bocca tua per tuo mal come suole; che' s'i' ho sete e omor mi rinfarcia,

tu hai l'arsura e 'l capo che ti duole, e per leccar lo specchio di Narcisso, non vorresti a 'nvitar molte parole .

Ad ascoltarli er'io del tutto fisso, quando 'l maestro mi disse: Or pur mira, che per poco che teco non mi risso! .

Quand'io 'l senti' a me parlar con ira, volsimi verso lui con tal vergogna, ch'ancor per la memoria mi si gira.

Qual e` colui che suo dannaggio sogna, che sognando desidera sognare, si` che quel ch'e`, come non fosse, agogna,

tal mi fec'io, non possendo parlare, che disiava scusarmi, e scusava me tuttavia, e nol mi credea fare.

Maggior difetto men vergogna lava , disse 'l maestro, che 'l tuo non e` stato; pero` d'ogne trestizia ti disgrava.

E fa ragion ch'io ti sia sempre allato, se piu` avvien che fortuna t'accoglia dove sien genti in simigliante piato:

che' voler cio` udire e` bassa voglia .

Inferno: Canto XXXI

Una medesma lingua pria mi morse, si` che mi tinse l'una e l'altra guancia, e poi la medicina mi riporse;

cosi` od'io che solea far la lancia d'Achille e del suo padre esser cagione prima di trista e poi di buona mancia.

Noi demmo il dosso al misero vallone su per la ripa che 'l cinge dintorno, attraversando sanza alcun sermone.

Quiv'era men che notte e men che giorno, si` che 'l viso m'andava innanzi poco; ma io senti' sonare un alto corno,

tanto ch'avrebbe ogne tuon fatto fioco, che, contra se' la sua via seguitando, dirizzo` li occhi miei tutti ad un loco.

Dopo la dolorosa rotta, quando Carlo Magno perde' la santa gesta, non sono` si` terribilmente Orlando.

Poco portai in la` volta la testa, che me parve veder molte alte torri; ond'io: Maestro, di', che terra e` questa? .

Ed elli a me: Pero` che tu trascorri per le tenebre troppo da la lungi, avvien che poi nel maginare abborri.

Tu vedrai ben, se tu la` ti congiungi, quanto 'l senso s'inganna di lontano; pero` alquanto piu` te stesso pungi .

Poi caramente mi prese per mano, e disse: Pria che noi siamo piu` avanti, accio` che 'l fatto men ti paia strano,

sappi che non son torri, ma giganti, e son nel pozzo intorno da la ripa da l'umbilico in giuso tutti quanti .

Come quando la nebbia si dissipa, lo sguardo a poco a poco raffigura cio` che cela 'l vapor che l'aere stipa,

cosi` forando l'aura grossa e scura, piu` e piu` appressando ver' la sponda, fuggiemi errore e cresciemi paura;

pero` che come su la cerchia tonda Montereggion di torri si corona, cosi` la proda che 'l pozzo circonda

torreggiavan di mezza la persona li orribili giganti, cui minaccia Giove del cielo ancora quando tuona.

E io scorgeva gia` d'alcun la faccia, le spalle e 'l petto e del ventre gran parte, e per le coste giu` ambo le braccia.

Natura certo, quando lascio` l'arte di si` fatti animali, assai fe' bene per torre tali essecutori a Marte.

E s'ella d'elefanti e di balene non si pente, chi guarda sottilmente, piu` giusta e piu` discreta la ne tene;

che' dove l'argomento de la mente s'aggiugne al mal volere e a la possa, nessun riparo vi puo` far la gente.

La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma, e a sua proporzione eran l'altre ossa;

si` che la ripa, ch'era perizoma dal mezzo in giu`, ne mostrava ben tanto di sovra, che di giugnere a la chioma

tre Frison s'averien dato mal vanto; pero` ch'i' ne vedea trenta gran palmi dal loco in giu` dov'omo affibbia 'l manto.

Raphel mai` ameche zabi` almi , comincio` a gridar la fiera bocca, cui non si convenia piu` dolci salmi.

E 'l duca mio ver lui: Anima sciocca, tienti col corno, e con quel ti disfoga quand'ira o altra passion ti tocca!

Cercati al collo, e troverai la soga che 'l tien legato, o anima confusa, e vedi lui che 'l gran petto ti doga .

La Divina Commedia: Inferno Page 42

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