Poi disse a me: Elli stessi s'accusa; questi e` Nembrotto per lo cui mal coto pur un linguaggio nel mondo non s'usa.

Lascianlo stare e non parliamo a voto; che' cosi` e` a lui ciascun linguaggio come 'l suo ad altrui, ch'a nullo e` noto .

Facemmo adunque piu` lungo viaggio, volti a sinistra; e al trar d'un balestro, trovammo l'altro assai piu` fero e maggio.

A cigner lui qual che fosse 'l maestro, non so io dir, ma el tenea soccinto dinanzi l'altro e dietro il braccio destro

d'una catena che 'l tenea avvinto dal collo in giu`, si` che 'n su lo scoperto si ravvolgea infino al giro quinto.

Questo superbo volle esser esperto di sua potenza contra 'l sommo Giove , disse 'l mio duca, ond'elli ha cotal merto.

Fialte ha nome, e fece le gran prove quando i giganti fer paura a' dei; le braccia ch'el meno`, gia` mai non move .

E io a lui: S'esser puote, io vorrei che de lo smisurato Briareo esperienza avesser li occhi miei .

Ond'ei rispuose: Tu vedrai Anteo presso di qui che parla ed e` disciolto, che ne porra` nel fondo d'ogne reo.

Quel che tu vuo' veder, piu` la` e` molto, ed e` legato e fatto come questo, salvo che piu` feroce par nel volto .

Non fu tremoto gia` tanto rubesto, che scotesse una torre cosi` forte, come Fialte a scuotersi fu presto.

Allor temett'io piu` che mai la morte, e non v'era mestier piu` che la dotta, s'io non avessi viste le ritorte.

Noi procedemmo piu` avante allotta, e venimmo ad Anteo, che ben cinque alle, sanza la testa, uscia fuor de la grotta.

O tu che ne la fortunata valle che fece Scipion di gloria reda, quand'Anibal co' suoi diede le spalle,

recasti gia` mille leon per preda, e che, se fossi stato a l'alta guerra de'tuoi fratelli, ancor par che si creda

ch'avrebber vinto i figli de la terra; mettine giu`, e non ten vegna schifo, dove Cocito la freddura serra.

Non ci fare ire a Tizio ne' a Tifo: questi puo` dar di quel che qui si brama; pero` ti china, e non torcer lo grifo.

Ancor ti puo` nel mondo render fama, ch'el vive, e lunga vita ancor aspetta se 'nnanzi tempo grazia a se' nol chiama .

Cosi` disse 'l maestro; e quelli in fretta le man distese, e prese 'l duca mio, ond'Ercule senti` gia` grande stretta.

Virgilio, quando prender si sentio, disse a me: Fatti qua, si` ch'io ti prenda ; poi fece si` ch'un fascio era elli e io.

Qual pare a riguardar la Carisenda sotto 'l chinato, quando un nuvol vada sovr'essa si`, ched ella incontro penda;

tal parve Anteo a me che stava a bada di vederlo chinare, e fu tal ora ch'i' avrei voluto ir per altra strada.

Ma lievemente al fondo che divora Lucifero con Giuda, ci sposo`; ne' si` chinato, li` fece dimora,

e come albero in nave si levo`.

Inferno: Canto XXXII

S'io avessi le rime aspre e chiocce, come si converrebbe al tristo buco sovra 'l qual pontan tutte l'altre rocce,

io premerei di mio concetto il suco piu` pienamente; ma perch'io non l'abbo, non sanza tema a dicer mi conduco;

che' non e` impresa da pigliare a gabbo discriver fondo a tutto l'universo, ne' da lingua che chiami mamma o babbo.

Ma quelle donne aiutino il mio verso ch'aiutaro Anfione a chiuder Tebe, si` che dal fatto il dir non sia diverso.

Oh sovra tutte mal creata plebe che stai nel loco onde parlare e` duro, mei foste state qui pecore o zebe!

Come noi fummo giu` nel pozzo scuro sotto i pie` del gigante assai piu` bassi, e io mirava ancora a l'alto muro,

dicere udi'mi: Guarda come passi: va si`, che tu non calchi con le piante le teste de' fratei miseri lassi .

Per ch'io mi volsi, e vidimi davante e sotto i piedi un lago che per gelo avea di vetro e non d'acqua sembiante.

Non fece al corso suo si` grosso velo di verno la Danoia in Osterlicchi, ne' Tanai la` sotto 'l freddo cielo,

com'era quivi; che se Tambernicchi vi fosse su` caduto, o Pietrapana, non avria pur da l'orlo fatto cricchi.

La Divina Commedia: Inferno Page 43

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